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Il contesto teorico di riferimento: la psicologia umanistica
Negli Stati Uniti, a cavallo tra gli anni ’40 ed i ’60 del secolo XX, nasce e si sviluppa la Psicologia Umanistica, un movimento di pensiero alternativo sia alla Psicoanalisi che al Comportamentismo, i due modelli che avevano dominato il panorama della psicologia fino a quel momento. La portata innovativa del contributo offerto dagli studiosi appartenenti a tale corrente fu talmente grande che portò presto a definire la Psicologia Umanistica “Terza Forza”.
Della terza forza entrarono a far parte molti studiosi caratterizzati da approcci e orientamenti diversi, ma accomunati da un punto di vista nuovo sull’uomo: la Psicologia Umanistica, infatti, differenziandosi da Psicoanalisi e Comportamentismo, definisce l’essere umano come persona nella sua totalità, agente di scelte libero e responsabile. Con la nascita della terza forza assistamo quindi all'emergere di uno nuovo paradigma relativo alla visione della natura umana.
Tutti i diversi approcci umanistici condividono alcuni elementi fondamentali legati proprio a questa rivoluzionaria prospettiva sull’essere umano, in particolare1 :
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la centralità e l’unità della persona:
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il riferimento all’approccio fenomenologico
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la rilevanza data alla tendenza alla realizzazione e alla crescita
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la fiducia nella capacità umana di autodeterminazione
L’essere umano viene considerato il maggior esperto della propria esperienza personale caraterizzato di una innata tendenza alla crescita ed all'autorealizzazione.
Ecco come Rogers descrive tale tendenza attualizzante: “Possiamo dire che c’è in ogni organismo, a qualsiasi livello, un flusso sotterraneo di movimenti verso una realizzazione costruttiva delle sue inerenti possibilità. Anche negli esseri umani c’è una tendenza naturale verso uno sviluppo più complesso e completo. Il termine che viene usato con maggiore frequenza per alludere a tutto questo è “tendenza attualizzante”, ed è presente in tutti gli organismi viventi. Sia che si parli di un fiore o di una quercia, di un verme fangoso o di uno splendido uccello, di una scimmia o di una persona, credo che faremmo la cosa migliore a riconoscere che la vita è un processo attivo e non passivo. Sia che lo stimolo provenga dall’interno o dall’esterno, sia che l’ambiente sia favorevole o sia sfavorevole, i comportamenti di un organismo possono essere compresi in termini del mantenimento dell’arricchimento e della riproduzione di se stesso. E’ questa la natura stessa del processo che definiamo vita. Una tendenza del genere è all’opera in ogni momento. E di fatto, solo la presenza o l’assenza di questo processo totalmente direzionato ci consente di dire se un organismo è vivo o morto.” 2
Carl Rogers: radici storiche e culturali del suo pensiero Carl Rogers è tra i principali esponenti della psicologia umanistica ed un suo famoso intervento ad un convegno del Minnesota nel 1940, viene considerato come “manifesto” del movimento nascente.Per inquadrare storicamente e culturalmente la nascita del pensiero di Rogers, è importante fare riferimento essenzialmente a tre correnti filosofiche che hanno contribuito all’elaborazione delle sue teorie: il Pragmatismo, la Fenomenologia e l’Esistenzialismo.
Alcune idee proprie della visione del Pragmatismo rispetto all’uomo ed alle relazioni appaiono particolarmente significative per l’influenza che hanno avuto sulle teorie rogersiane: la concezione dell'esperienza come un processo fluido in continuo divenire in cui è coinvolta la totalità dell'organismo; la centralità dell'individuo concepito nella sua globalità come essere unico e irripetibile; l'idea che il comportamento non sia determinato in modo meccanicistico da componenti biologiche e/o sociali; la concezione della consapevolezza quale funzione non unicamente cognitiva ma anche basata sulle componenti emotive dell'esperienza; la fiducia nella democrazia; l’aspirazione alla realizzazione di un sistema di relazioni armoniche tra gli individui e con la natura.
Rispetto alla Fenomenologia, alcuni Autori esponenti della psicologia umanistica tra cui Rogers, concordarono con i Fenomenologi nel ritenere che l’uomo conosce la realtà attraverso le proprie percezioni, e che sia, quindi, l’esperienza soggettiva a dare significato agli eventi. La conseguenza di tale presupposto è la centralità data all’esperienza soggettiva nel percorso psicoterapeutico, che pertanto si concentra nel qui ed ora.
Rogers viene a contatto con le idee dei Pensatori transfughi dall’ Europa nazista e fascista, i quali gli consentono di conoscere ed approfondire i principali temi dell’Esistenzialismo. Tale contatto lo porta a condividere alcuni assunti del pensiero esistenzialista ed ad integrarli nella propria visione della natura umana. In particolare le idee a cui fa maggiore riferimento sono relative alla visione dell’uomo come agente libero di scelte, alla centralità dell’incontro ai fini nell’evoluzione personale e come antidoto all’alienazione ed alla conseguente percezione del “vuoto esistenziale” ed infine alla consapevolezza dell’interdipendenza tra le singole esistenze. Tali concezioni lo portano a definire la psicoterapia come un incontro da persona a persona che consente al cliente, attraverso la facilitazione dell’ esplorazione della propria esperienza, di riappropriarsi della libertà di scelta e quindi del potere personale.
nascita dell'Approccio Centrato sulla Persona
Rogers, ispirandosi ai contributi americano (pragmatismo) ed europeo (fenomenologia, esistenzialismo), elabora, all'interno della psicologia umanistica, una propria visione della natura umana che costituisce il fondamento teorico dell'Approccio Centrato sulla Persona. Tale concezione è basata sulla fiducia nella tendenza all'autorealizzazione presente all'interno di ciascun individuo.
Rogers è stato definito un “rivoluzionario silenzioso” 3 per il contributo profondamente innovativo che l'Approccio Centrato sulla Persona ha apportato in diversi campi di applicazione. Partendo infatti dall'assunto di base dell'Approccio (la presenza delle tendenza attualizzante in ciascun individuo) viene a mutare radicalmente la concezione del professionista (sia esso un terapeuta, un formatore, un insegnante …) che non viene più visto come “l'esperto”, ma piuttosto come un facilitatore.
Appare quindi chiaro che il ruolo del professionista è quello di creare le condizioni facilitanti che possano favorire la libera espressione delle potenzialità degli individui.
Ttutti gli interventi condotti da professionisti che appartengono all'Approccio centrato sulla Persona sono pertanto finalizzati alla creazione di condizioni che favoriscano l'empowerment degli individui.
Ambiti di applicazione dell'Approccio Centrato sulla Persona
Ambito Clinico
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counselling
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psicoterapia
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psicodiagnostica
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gruppi d'incontro
Ambito Organizzativo
- consulenza organizzativa
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formazione
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sviluppo organizzativo
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coaching e counselling
- gruppi
Bibliografia
ROGERS C.R (1980) A way of being, Houghton-Mifflin, Boston, (trad. It. Un modo di essere, Martinelli, Firenze, 1993)
ROGERS C.R. - KINGET G.M. (1970) Psycothérapie et relations humaìnes théorie et pratique de la thérapie non-dìrective, Editions Nauwelaerts, Louvain (Trad. It Psicoterapia e relazioni umane, Bollati Boringhieri, 1970)
ROGERS C.R. (1961) On becoming a person, Houghton-Mifflin, Boston, (trad. It. La terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze, 1994)
ROGERS, C. R. (1957) The necessary and sufficient conditions of therapeutic personality change. Journal of consulting psychology, 21, 95-103
FERRERI A.M. (2005) groups.msn.com/acpitalia/psicologiaumanistica1.msnw
ROGERS C.R. - RUSSELL D.E.. (2002) Carl Rogers. The quiet revolutionary. An oral history, (Trad. It Carl Rogers: un rivoluzionario silenzioso, Edizioni La Meridiana, 2006)
Note
1 Ferreri, 2005
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